Bretagna: come organizzare un viaggio indimenticabile

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bretagna - faro di petit minou copertina
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18/08/2019

Bretagna… un nome mistico che suscita mille emozioni solo leggerne il nome. Una penisola che si protende verso l’oceano, illuminata dalla luce dei suoi fari che contrastano le onde provocate dalle correnti marine e dalle grandi maree. Città e persone con sangue celtico, tradizioni uniche al mondo e leggende che si tramandano per secoli.
Questa in poche righe è la Bretagna… andiamo a scoprirla meglio attraverso il mio road trip?

Come arrivare in Bretagna

Io ci sono arrivato in auto dopo 4 giorni di road trip nella bellissima Normandia. Ma se volete visitare solo la Bretagna potete raggiungerla atterrando negli areoporti internazionali di Brest, Nantes o Rennes oppure il più distante ossia Parigi che però è pure quello più ben servito.

DAY 1 – Tra ostriche e pirati

Arrivando da Mont Saint-Michel il primo stop è puramente culinario: la città di Cancale. Questo paese, famoso a livello internazionale, è uno dei luoghi dove vengono allevate tra le ostriche più gustose di Francia.
Camminando per un piccolo sentiero sopra la scogliera dal centro cittadino si giugne al porto antico. Qui una decina di bancarelle di allevatori mettono in vendita diversi tipi di ostriche che solitamente finiscono nei ristoranti pià lussuosi e costosi di tutto il mondo. La cosa che colpisce è il prezzo davvero irrisorio (dai 18€ per 50 ostriche!). Un po’ come la differenza di un calice di Prosecco a Treviso e a Milano.

Allevamenti di ostrice a Cancale a perdita d’occhio
Le bancarelle di ostriche…
come stare al mercato del pesce, ma solo con un prodotto, il migliore

Pochi km più avanti una piccola sosta a La pointe du Grouin, lo sperone di roccia che chiude la baia di Mont Saint-Michel sormontato da alcuni fortini e dall’omonimo faro.

La pointe du Grouin

La prossima meta è una città piena di miti, meriterebbe più delle 2 ore che io gli ho dedicato. Ecco le alte mura della città dei Corsari, ecco Saint Malò!
La città ha un’alta vocazione turistica infatti nei periodi di alta stagione dovrete fare la coda per entrare in uno dei tanti parcheggi a pagamento che circondano la cinta muraria.
Nel porto sono ormeggiati dei bellissimi velieri con delle golene che sono delle vere e prorie opere d’arte. Ma la particolarità di questa città è la sua forte voglia di indipendenza infatti, oltre i suoi bastioni, nelle isolette della sua baia sorgono forti e postazioni difensive che scoraggiavano qualsiasi atto offensivo. La camminata sulle mura invece merita un camminata completa: da qui potete ammirare le fortificazioni della baia e la bella spiaggia ricca di possibilità per passare il tempo.
Da segnalare nel centro storico da visitare assolutamente la Cattedrale gotico, non per la sua bellezza ma per la sua particolarità. Questa è costruita su una piccola collina infatti entrando si fanno dei gradini verso il basso e il pavimento fino all’altare è in leggera discesa.

La vista dalle mura di Saint Malò
No, la foto non è storta… è la cattedrale di Saint Malò che lo è

Proseguiamo lungo la costa, sempre verso ovest. A poco meno di 1h da Saint Malò giungiamo in un piccolo bosco a ridosso della costa. Parcheggiamo gratuitamente e percorriamo un sentiero in terra battuta. Si giunge a Fort la Latte, un castello a picco sul mare del XII secolo. Ariviamo alla cassa ma non entriamo, giriamo in quello stretto sentiero alla sua destra….scendiamo per circa 200 metri e rimaniamo a bocca aperta! Si apre una spiaggia rocciosa e davanti a noi il castello a picco sul mare. Distendiamoci, chiudiamo gli occhi e stiamo là per un po’.

Torniamo sui nostri passi, riprendiamo l’auto e dirigiamoci in 20min. al Cape d’Erquy. Si parcheggia gratuitamente all’inizio di questo piccolo promontorio, da qui partono diversi sentieri naturalistici che ti portano lungo la costa. Prendiamone uno e perdiamoci nel silenzio rotto solamente dal rumore del mare e dai tanti uccelli marini che qui hanno fatto il loro nido. Arrivate sulla punta e godiamoci il panorama con tutta tranquillità prima di tornare indietro.

Cape d’Erquy, per chi vuole trovare la pace

La tappa finale della giornata ovviamente non può che essere per vedere il tramonto. Settiamo il navigatore scrivendo Gwin Zégal (vino di segale in celtico). Qui si trova una piccola baia protetta, un tempo tana dei contrabbandieri, e la sua piccola spiaggia (stiamo parlando di circa 8 metri quadrati) si può raggiungere solo facendo un tortuoso e ripido sentiero in roccia con, ai lati, molte ginestre. Da qui si vedrà un porto unico nel suo genere, risalente al Medioevo. Le barche sono ormeggiate, a qualche decina di metri dalla costa, a dei lunghi pali in legno conficcati nella roccia. Sediamoci tra i ciotoli e aspettiamo scendere il sole.

Gwin Zégal prima di scendere verso la riva
La piccola spiaggia

DAY 2 – La via dei fari

Volete camminare a pelo d’acqua ricordando un po’ Gesù Cristo? Beh in Bretagna si può… sto parlando del Sillon de Talbert, un tappeto di rocce dove, quando c’è bassa marea, si può camminare per qualche kilometro in un lembo di terra emersa larga circa 3/4 metri. Purtroppo non ho potuto godere di questa meraviglia perchè giunto nel posto segnalato, l’acqua era ancora troppo alta e non potevo aspettare perchè la meta successiva attendeva.

la spiaggia del Sillon de Talbert

In circa mezz’ora arriviamo in un luogo insolito e magico, il sito del Gouffre de Plougrescant. Il suo sopranome è la voragine dell’Inferno perchè il mare irrompe furiosamente in un profondo taglio aperto in un groviglio di scogliere crollate molti secoli fa. Nei giorni di tempesta, il vento e le onde si infrangono tra le rocce formando una nebbia surreale.

Gouffre de Plougrescant

Altra bellezza del luogo, stavolta artificiale, è la casa tra le rocce. Costruita nel 1861 oggi non è avvicinabile ma si può solo catturare da distante dopo che dei turisti giapponesi si arrampicarono sul tetto danneggiandolo. Il proprietario per far rispettare la sua privacy costruì quindi un muro in pietra e fece rimuovere qualsiasi immagine di promozione turistica… poco male perchè i social non si possono fermare, non si troveranno più cartoline ma Instagram è pieno di foto di questa incantevole casina.

Altri 45 minuti di macchina e giungiamo a Ploumanac’h solo per ammirare il suo faro sopra a una scogliera fatta di enormi massi in granito rosa che risalgono a oltre 300 milioni di anni fa. Tappa obbligatoria per qualsiasi viaggio in Bretagna!

Il faro e la costa in granito di Ploumanac’h

Secondo me più carino ma meno conosciuto è il piccolo faro di Pontusval, posizionato al termine dell’immensa spiaggia di Meneham. Una piccola baia con dei natanti si trovo proprio sotto di lui e da lì parte una fila di rocce rosse di varia dimensione… oltre l’urlante oceano.

A meno di 2km dal faro sorge il paese (ora museo a cielo aperto) di Meneham. Situato dietro enormi blocchi di pietra questo antico villaggio di pescatori con i tetti di paglia mi ha colpito subito. La ricostruzione, forse un po’ troppo turistica, ci fa tornare indietro di moltissimi anni con le foto disseminate qua e là. Antiche tradizioni che un po’ ricordano quelle che c’erano in Italia prima della guerra.

La cosa più bella di questo viaggio in Bretagna accade il pomeriggio del secondo giorno, la visita al faro dell’Ilé Vierge, il più alto d’Europa.
Questo è considerato un faro d’alto mare e si trova nell’isola omonima. Per raggiuungerla ci imbarchiamo su una barca turistica che parte dal Port de l’Aber Wrac’h. Consiglio caldamente di prenotare almeno 2/3 settimane prima dal sito dell’agenzia che svolge questo servizio, attenzione che ogni giorno gli orari variano a seconda delle maree.
Dopo 40 minuti di barca in mezzo a scogli, isolette e pericolose secche si giunge all’Ilé Vierge. Il suo faro, con i suoi 82 metri d’altezza, si vede a kilometri di distanza. Pensate che è in piedi dal 1902 e uno più piccolo (32 metri) dal 1845.
Varchiamo la sua soglia e guardiamo verso l’altro… una scala a spirale di quasi 400 gradni sale verso l’alto e tutta la parete è ricoperta da 12.500 piastrelle in vetro opalino. Salire fino in cima è una sfida per il fisico, io mi sono fermato ben 3 volte ma si sa che sono un vecchio… arrivati sulla sommità dove risiede la lanterna visibile, fino a 50km di distanza, si apre un panorama a 360° gradi che ti fa venire voglia di rimanere là per ore.
Purtroppo la visita è ben cadenziata, la barca deve ripartire… altri 40 minuti e siamo di nuovo alla macchina. Andiamo a trovare qualcosa da mettere sotto ai denti e poi diritti a letto.

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~ tallest ~ ITA 🇮🇹 Vierge è una piccola isola che si trova lungo la costa Nord Occidentale della Francia, in quella Regione, Finistère (Finis Terrae, la fine del mondo) tristemente nota ai naviganti per le sue coste frastagliate e pericolose. Il faro è una torre cilindrica in granito scuro di Kersanton, con una base di 13,20 metri e alta 82 metri, il faro più alto faro d’Europa, superando anche la Lanterna di Genova (77m). Per salire in cima al faro si devono salire 365 gradini, più altri 35 per raggiungere la lanterna, per un totale di 400 scalini. Una cosa che lascia senza fiato, tutta la parete che circonda la lunga scala a chiocciola, fino al soffitto, è ricoperta da 12.500 piastrelle di opalina azzurra di origine italiana, che dà a tutto l’insieme l’aspetto di un acquario. ~ ENG 🇬🇧 Vierge is a small island located along the northwestern coast of France, in that region, Finistère (Finis Terrae, the end of the world) sadly known to sailors for its jagged and dangerous coastlines. The lighthouse is a cylindrical tower in dark granite of Kersanton, with a base of 13.20 meters and 82 meters high, the tallest lighthouse in Europe, also passing the Lanterna of Genova (77m). To go the top of the lighthouse you have to climb 365 steps, plus another 35 to reach the lantern, for a total of 400 steps. One thing that leaves you breathless, the whole wall that surrounds the long spiral staircase, up to the ceiling, is covered with 12,500 blue opaline tiles of Italian origin, which gives the whole appearance of an aquarium. #fromGrazEyes

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DAY 3 – Fari, fari e ancora fari

Giorno 3 o giorno dei fari… beh ragazzi siamo in Bretagna… è come dire vado in Egitto per le Piramidi!
Se avete un bel teleobiettivo o avete il coraggio di usare il drone, la prima meta è il Phare du Four. Questo è perfetto per fotografare un faro d’alto mare dalla terraferma. Ora vi svelo un piccolo segreto per trovarlo: andate all’estremità ovest della penisola di Saint-Laurent nel comune di Porspoder, lo troverete proprio di fronte a voi a 2 km. Io con un 300mm non sono riuscito a fare un granchè ma se avete un duplicatore farete magie.

Dirigiamoci verso il paese di Le Conquet ma parcheggiamo nel promontorio di fronte ad esso. Camminiamo in mezzo al silenzio e alla natura fino ad arrivare a una bassa cancellata bianca, oltre una caserma con dei fortini della II Guerra Mondiale a picco sul mare. Io ho scavalcato anche se c’era il divieto, ho esplorato la zona trovando una strada lastricata in pietra che mi ha portato davanti al faro di Kermovan. Questo, pochi lo sanno, è il faro più occidentale della terraferma francese. Qui ho trovato un fotografo professionista che, in contatto con delle imbarcazioni, andava a caccia (fotografica ovviamente) di capodogli.

Risaliamo in macchina solo per 10 minuti per giugnere a St. Mathieu. È il limite estremo, il punto, la prua del vecchio mondo. Lì, i due nemici sono davanti: la terra e il mare, l’uomo e la natura. Con queste parole di J. Michielet giungiamo qui dove ci acccolgono le rovine di un’abbazia e di alcuni fortini e un bellissimo faro.
Il faro sorge proprio dentro alle rovine dell’ex complesso monastico e indica la via per Brest, un luogo strategico fin dall’antichità.
L’abbazia è davvero immensa, pensate che le prima mura furono costruite nel VI secolo DC ma ora rimangono pochissimi segni e il soffitto della chiesa è il cielo. Non so come dirlo ma qui si respira la vera pace anche se a guardare l’oceano così non sembra. Consiglio una tappa al Bistrot 1954 per ovviamente una buona galette.

La scritta St. Mathieu sul faro lo rende riconoscibilissimo
Da qui si possono ammirare tutte le navi che entrano nella baia di Brest

A 5 minuti d’auto potete anche visitare Fort de Bertheaume, un fortino costruito su un’isola a pochi metri dalla costa… la cosa bella però è che per visitarlo interamente è stato costruito un percorso avventura che parte con una zipline dalla costa.

Zipline, arrampicata, ponte tibetano e per finire altra zipline!

Il tramonto è ormai alle porte e non si può che visitare il faro di Petit Minou che è uno dei più fotografati della Bretagna.
Il faro anche se di esigue dimensioni è stupendo perchè si erge insieme a una vecchia torre della Marina su una roccia scura collegata da un ponte in pietra. Appena prima del ponte l’omonimo fortino del XVII secolo difende il canale di Brest insieme a dei bui bunker nazisti.
Per scattare qui consiglio di salire, facendo attenzione, sul tetto in amianto del bunker nazista più grande dove si ha una veduta favolosa del faro, purtroppo io non ho potuto sfruttare una buona luce ma solo tanta pioggia.
Dirigiamoci verso Brest per cenare e dormire.

Petit Minou visto dal mare

DAY 4 – Riassunto bretone

Fino a pochi anni fa Brest non sarebbe stata una meta da considerare ma ora è considerata una delle città più frizzanti della Francia. Da porto militare e industriale si sta trasformando in un centro di ricerca e cultura. Il centro è stato completamente riamodernato, è in costruzione un centro polifunzionale e sono presenti due cose assolutamente da vedere: il museo della Marina di cui si capisce cosa si può trovare al suo interno e Oceanopolis, uno degli acquari più importanti d’Europa dedicato solo alla vita negli oceani. Infine da non perdersi un giro con la funivia che vi fa passare proprio sopra al piccolo fiordo del porto militare.

Il porto e la fortezza (ora museo) di Brest

Se avete tempo e voglia consiglio di visitare, a circa 20 minuti da Brest verso l’interno l’ Abbazia di Daoulas‑Plougastel. Qui potete ammirare l’architettura medioevale di quell’epoca. Davvero unica! Anche il paesino tutto in ciotolato merita una passeggiata di pochi minuti, sembra di tornare indietro nel tempo.

Facendo circa 1.45h di auto si può andare all’altra estremità della Baia di Brest, per la precisione a Pointe du Raz. Questo sito è stato spesso narrato da scrittori quali Gustave Flaubert e Victor Hugo e la sua cosa più affascinante sono le forti rapide tra il capo e gli scogli a circa 2km in cui si erge un faro solitario.

Da qui iniziamo a dirigerci verso l’interno per andare a vedere un’icone bretone. Una cinquantina di minuti di auto e giugniamo a Pont-aven. Per gli amanti della pittura questo posto gli farà venire in mente i mille mulini e fiori della città… infatti il paesino è stato il luogo di fuga dal chiasso parigino di tanti artisti, in primis Paul Gauguin. Qui ci incamminiamo tra le passerelle in legno tra i mulini e le case d’epoca rimanendo estasiati.
Prima di andarsene ci fermiamo in uno dei tanti negozi per comprare i famosi biscotti al burro chiamati galettes de Pont-Aven. Domani, purtroppo, è l’ultimo giorno…

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~ waiting ~ ITA 🇮🇹 Purtroppo ho appena perso il treno quindi devo aspettare per oltre un'ora qui in stazione di Venezia. Condivido quindi con voi uno scatto di uno dei paesini più belli che ho visto nel mio viaggio in Francia. Pont-Aven è un paesino carino e fiorito, che é legato al celebre pittore impressionista Paul Gauguin. Paul Gauguin arriva a Pont-Aven nel 1886 col treno della appena fatta linea Paris Quimper. Quì incontrerà altri pittori e fonderà la scuola impressionistica. E’ grazie a lui che, ancora oggi, si trovano tutte le boutiques di pittori e il museo degli impressionisti. Oltre che per la scuola di pittori omonima, Pont Aven é conosciuta per i biscotti al burro bretone. ~ ENG 🇬🇧 Unfortunately I missed the train so I have to wait for over an hour in Venice station. So I share with you a shot of one of the most beautiful villages that I saw on my trip in France. Pont-Aven is a nice and flowery village, which is linked to the famous Impressionist painter Paul Gauguin. Paul Gauguin arrives in Pont-Aven in 1886 with the train of the newly made Paris Quimper line. Here he will meet other painters and found the impressionistic school. It is thanks to him that, even today, there are all the boutiques of painters and the Impressionist museum. In addition to the school of painters of the same name, Pont Aven is known for Breton butter biscuits. Foto scattata con #GalaxyS9 #ad per @samsungitalia #SamsungItalia #Samsung #GalaxyS9Stories #dowhatyoucant #unboxyourphone #withgalaxy #fromGrazEyes

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DAY 5 – Prima di partire

Prima di terminare questo racconto sulla Bretagna andiamo a vedere un posto davvero magico, quasi al confine di questa storica regione francese.
Le torri del suo magnifico castello si stagliano già da lontano, ecco Josselin.
Il suo simbolo è appunto il suo castello in stile gotico fiammeggiante e pensate che ci vivono ancora i discendenti della famiglia Rohan, una delle più antiche di Francia. Attorno al castello c’è il borgo medioevale, restaurato nel 2006… qui la casa a graticcio più vecchia risale al 1536. Questo luogo è davvero una chicca, un giusto modo per dire addio alla Bretagna.

La Bretagna merita un posto nel mio cuore. Le sue scogliere, la sua storia, i suoi fari…
Credo che però l’estate non sia il periodo giusto per ammirarla, forse sono meglio l’autunno o la primavera.
Un road trip inoltre da qui si può prolungare andando a visitare la Normandia (clicca qui per il racconto) o i castelli della Loira.

Vi ricordo che se avete domande potete scrivermi quà sotto o alla mia mail hello@federicograziati.com. Sono disponibile anche ad aiutarvi con un consulto per organizzare le vostre vacanze.

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FEDERICO GRAZIATI
Treviso - ITALY

Sono un Lifestyle & Travel blogger con la passione della fotografia e del raccontare cosa i miei occhi vivo. Le cose che amo di più sono i fari e le montagne. Il mio modo di viaggiare preferito? Il Road Trip. Un stile di viaggio che mi dà quel senso di libertà che io cerco in ogni attimo della mia vita. Non aspettatevi il classico blog di viaggi, io vi racconterò ogni singolo momento di ogni mio viaggio.